Dati sul QI etnico: il problema non è la scoperta ma la pubblicazione
Ricercatori hanno diffuso dati NIH su differenze cognitive tra etnie. Il dibattito pubblico accusa solo chi li ha rivelati, non i dati stessi.
traduzione: i dati di un progetto scientifico sullo sviluppo del cervello nei minori venivano tenuti secretati. Qualuno li ha trovati e pubblicati e risulta che il QI è diverso nei diversi ceppi etnici. Scandalo sui media e nelle università. Perchè ovviamente cinesi e africani sono uguali come intelligenza media... come fai a dubitarne ? Ma lo scandaldo è che i dati siano stati pubblicati. Questi ricercatori che li hanno trovati hanno solo pubblicato dati rilevati ed elaborati dalla più grande istituzione di ricerca biomedica al mondo (NIH).
Nota come i giornali italiani e USA ovviamente NON contestano i dati, ma solo che qualcuno li ha pubblicati. Dovevano tenerli segreti. altrimenti confermavano appunto che il QI varia a seconda dei ceppi etnici https://t.co/FZ8ty98f3i
@GiovanniZibordi
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Roma, 24 gennaio 2026 – Dati genetici e scansioni cerebrali di oltre 20mila bambini statunitensi sono stati utilizzati in modo improprio per sostenere teorie pseudoscientifiche sulla presunta superiorità razziale. A rivelarlo è il New York Times, che punta il dito contro alcune falle nei sistemi di sicurezza del National Institutes of Health (Nih), la più grande istituzione di ricerca biomedica al mondo. Secondo l’inchiesta, un piccolo gruppo di ricercatori pseudoscientifici è infatti riuscito ad accedere a dati altamente sensibili che erano stati raccolti dall’istituto nell’ambito di uno studio sullo sviluppo del cervello infantile. Una mole di dati consistente, dato che lo studio è svolto a livello federale, e questi studiosi li avrebbero utilizzati per produrre diversi articoli in cui viene fatta una classificazione delle persone in base all’intelligenza e all’origine etnica.
I famosi dati provenivano dall’Adolescent Brain Cognitive Development Study, un progetto, avviato nel 2015 e finanziato con fondi pubblici, con l’obiettivo di monitorare, nel corso di dieci anni, lo sviluppo cerebrale di migliaia di bambini. Ai genitori dei piccoli coinvolti era stato spiegato che la ricerca avrebbe potuto portare a scoperte fondamentali sul ruolo del Dna nel comportamento e nelle malattie. Le famiglie avevano ricevuto anche ampie rassicurazioni sulla protezione delle informazioni personali: nei materiali promozionali, riporta il Times, compariva persino il disegno di un bambino afroamericano che affermava di sentirsi al sicuro perché “gli scienziati stanno adottando misure per proteggere i miei dati”.
Nonostante le restrizioni, alcuni ricercatori afferenti a quella che in inglese viene definita “fringe science”, scienza marginale o speculativa – che usa metodi scientifici per seguire teorie controverse e lontante dall’ortodossia –, sono riusciti ad aggirare i controlli e le barriere digitali del National Institutes of Health, e ad accedere alle informazioni genetiche e cerebrali di migliaia di minori. I dati sono stati poi utilizzati per pubblicare, scrive il Times, “almeno 16 articoli” che sostengono l’esistenza di “differenze biologiche di intelligenza” tra le “razze”, arrivando a suggerire che le persone nere guadagnino meno perché dotate in qualche modo di minor intelletto. La comunità scientifica internazionale ha immediatamente respinto in modo netto questi lavori, definendoli metodologicamente scorretti, ideologici e privi di un vero valore scientifico. Tuttavia, l’uso di dati provenienti da un progetto federale noto e prestigioso ha conferito alle tesi razziste un’apparenza di rigore accademico..............
