La CEDU blocca l'Italia: uscire dai trattati europei

La Corte Costituzionale ha incorporato la Convenzione europea nella nostra legge fondamentale, impedendo leggi sulla legittima difesa che la CEDU giudicherebbe illegittime.

Il problema di fondo è che la Corte Costituzionale ha recepito la Convenzione Europea CEDU nella nostra Costituzione e la CEDU punisce l'uso della forza che non sia "assolutamente necessario", interpretata in modo molto restrittivo. Bisognerebbe uscire da tutti questi "trattati europei"

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, con sede a Strasburgo applica la Convenzione per i diritti umani europea. L'articolo 2 della Convenzione tutela il diritto alla vita, e dice in sostanza che è ammesso solo un ricorso alla forza resosi "assolutamente necessario" per difendere una persona da una violenza illegittima, per eseguire un arresto regolare, o per reprimere una sommossa

La parola chiave è "assolutamente necessario". La giurisprudenza di Strasburgo l'ha interpretata in modo molto rigoroso: l'uso della forza letale è ammesso solo come extrema ratio, proporzionato e a fronte di un pericolo attuale. Dall'art. 2 la Corte ha ricavato anche obblighi positivi a carico degli Stati. Non basta che lo Stato non uccida; lo Stato deve proteggere attivamente la vita di chiunque si trovi sotto la sua giurisdizione — anche quella di un criminale, anche quella di un rapinatore in fuga — attraverso un quadro normativo penale che dissuada e punisca le uccisioni ingiustificate, e attraverso indagini effettive quando qualcuno muore.

Se il Parlamento italiano approvasse una legge per cui è sempre legittimo sparare a rapinatori anche quando fuggono e il pericolo è cessato, quella legge creerebbe un'area di impunità per uccisioni non "assolutamente necessarie" — e lo Stato italiano verrebbe meno al suo obbligo di proteggere la vita tramite la legge penale. L'Italia si esporrebbe a condanne a Strasburgo su ricorso delle famiglie delle vittime (paradossalmente, in questo scenario sarebbero i parenti dei rapinatori a fare ricorso contro l'Italia, non Roggero).

C'è poi il versante interno, che rende il vincolo ancora più concreto. Dopo le cosiddette "sentenze gemelle" della Corte costituzionale (nn. 348 e 349 del 2007), la CEDU funziona nel nostro ordinamento come norma interposta ai sensi dell'art. 117, primo comma, della Costituzione, che impone al legislatore di rispettare gli obblighi internazionali. In pratica: una legge italiana in contrasto con la CEDU è, per ciò stesso, costituzionalmente illegittima, e la Consulta può annullarla. Quindi una "difesa sempre legittima" in senso letterale non cadrebbe solo a Strasburgo tra qualche anno: potrebbe cadere prima, davanti alla Corte costituzionale italiana, proprio usando l'art. 2 CEDU come parametro.

È anche il motivo per cui la riforma della legittima difesa del 2019 fu scritta com'è: introdusse presunzioni forti per la difesa nel domicilio (la famosa "difesa sempre legittima" di bandiera), ma mantenne i requisiti del pericolo attuale e della necessità, perché i tecnici sapevano che spingersi oltre avrebbe esposto la norma esattamente a questa censura.

E infatti la giurisprudenza ha continuato ad applicarla in modo restrittivo — come dimostra il caso Roggero, dove la difesa domiciliare non è nemmeno entrata in gioco perché lui inseguì i rapinatori fuori, a rapina conclusa.

G.Zibordi

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