La Grande Carestia del 1315: quando il freddo ammazzava più del caldo
Tre anni di piogge incessanti devastarono i raccolti medievali, causando carestia e morte. La storia dimostra che il clima instabile è più pericoloso di un riscaldamento graduale.
il riscaldamento globale, che vuole dire più sole alla fine, non è male in confronto
Questa fu la Grande Carestia del 1315–1317 (i cui effetti si trascinarono fino al 1322 circa), una delle peggiori crisi di sussistenza dell’Europa medievale. Colpì in modo ampio l’Europa settentrionale — non solo l’Inghilterra — comprendendo le Isole Britanniche, la Francia settentrionale, i Paesi Bassi, la Germania, la Scandinavia e arrivando fino in Polonia.
Piogge insolitamente intense, fredde e incessanti iniziarono nella primavera del 1315 e continuarono per gran parte del 1315–1316 (in alcune zone si contarono più di 100 giorni di pioggia solo nel 1315). Le inondazioni rovinarono i raccolti nei campi, il fieno non si poteva essiccare per il foraggio invernale e il grano marciva ancora sullo stelo prima di essere raccolto. I dati paleoclimatici (anelli degli alberi e sedimenti lacustri) confermano che il triennio 1314–1316 fu uno dei periodi più piovosi degli ultimi secoli in tutta la regione. L’estate del 1317 portò finalmente condizioni meteorologiche più normali, ma il danno era fatto: il grano da semina era stato mangiato, il terreno era esausto e la ripresa richiese anni.
Questo segnò la fine approssimativa del Periodo Caldo Medievale e l’inizio di condizioni più fredde e umide associate alla prima fase della Piccola Era Glaciale.
Le catastrofi a cascata
1315–1317: Fallimenti consecutivi dei raccolti. I contadini mangiarono il grano da semina → la semina successiva fu drasticamente ridotta → i deficit diventarono sempre più gravi. I prezzi esplosero; i cronisti descrivono persone che mangiavano cavalli, cani, gatti, ratti e, in alcuni casi che gli storici moderni trattano con cautela, di peggio. 1319–1322: La Grande Moria del Bestiame (probabilmente rinderpest, un morbillivirus). Uccise circa il 60% dei bovini in tutta l’Inghilterra (e una mortalità altrettanto alta nell’Europa settentrionale). Gli animali da tiro, i latticini e il letame per concimare i campi crollarono completamente.
Il collasso del sale
Il sale si produceva facendo evaporare la salamoia in vasche o padelle. Il tempo persistentemente umido e nuvoloso rese impossibile questo processo. Senza sale non si poteva conservare la carne per l’inverno: un altro fallimento critico che si sommò a quelli dei cereali e del bestiame.
Il cronista Johannes de Trokelowe (John of Trokelowe)
Era un monaco reale dell’Abbazia di St. Albans e il suo resoconto è uno dei più vividi. Descrisse persone ridotte a mangiare cani, gatti, ratti e, in alcuni casi, cadaveri non sepolti o prigionieri che si rivoltavano gli uni contro gli altri. I «volti verdi» che notò corrispondono alla moderna comprensione della grave malnutrizione e dell’edema da fame (ritenzione di liquidi che dà un aspetto gonfio e scolorito). I registri francesi e di altri paesi continentali confermano la portata della disperazione. Gli storici non liquidano del tutto questi racconti: sono estremi, ma la carestia fu davvero così terribile. Mortalità e realtà di classe
Le stime per l’Europa settentrionale indicano una perdita complessiva di popolazione di circa il 10–15% (in alcune regioni più alta, fino al 20–25% nelle contee inglesi più colpite).
GZ