La SAVAK dello Scià: tortura sistematica con aiuto CIA e Mossad
La polizia segreta iraniana, addestrata da servizi occidentali, represse il dissenso con arresti, torture e sparizioni. La rivoluzione non fu spontanea.
Come mai c'era stata una rivoluzione spontanea contro il regime dello Scià supportato da CIA, Mossad e Francia ?
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Esiste ampia e ben documentata evidenza storica che il regime dello Scià Reza Pahlavi (1941-1979) utilizzasse la polizia segreta #SAVAK per reprimere gli oppositori politici attraverso arresti arbitrari, torture sistematiche, esecuzioni e sparizioni temporanee o definitive. Fondata nel 1957 (dopo il colpo di Stato del 1953 contro Mossadeq), con l'assistenza di #CIA, #Mossad e servizi #francesi, la SAVAK operava con poteri praticamente illimitati sotto il diretto controllo dello Scià. Aveva circa 5.000 agenti fissi più una rete estesa di informatori. Il suo compito principale era sorvegliare, arrestare e neutralizzare dissidenti: comunisti (come i membri del partito Tudeh), guerriglieri di sinistra (Fedai e Mujahedin del Popolo), intellettuali, scrittori, poeti, studenti e anche oppositori islamisti (incluso l'Ayatollah Khomeini, esiliato nel 1964).
TIME magazine (1979) la definì «l'istituzione più odiata e temuta dell'Iran», responsabile della tortura e uccisione di migliaia di oppositori. La Federation of American Scientists parlò di «tortura ed esecuzione di migliaia di prigionieri politici».Numeri e statistiche Prigionieri politici: le stime variano. Alcune fonti dell'epoca (esuli anti-Scià, ICJ, Amnesty) parlarono di 25.000-100.000, ma queste cifre sono state in parte riviste come esagerate da propaganda rivoluzionaria. Fonti più sobrie (inclusi ex dirigenti SAVAK) indicano circa 3.200-3.700 prigionieri politici a metà anni '70. Comunque, migliaia di persone passarono per le prigioni SAVAK.
Le tecniche di tortura erano numerose e documentate da sopravvissuti, processi post-rivoluzionari, rapporti di organizzazioni internazionali e testimonianze:
La tortura serviva non solo a estorcere confessioni o informazioni su armi/nascondigli, ma anche a spezzare lo spirito dei prigionieri, costringerli a ritrattare pubblicamente o a "convertirsi" al regime (confessioni televisive forzate). Molti prigionieri "sparivano" per settimane o mesi: venivano prelevati senza mandato, tenuti in centri come la prigione di Evin o Tohid, torturati e a volte restituiti gravemente feriti o mai più rivisti (morti in custodia o uccisi). Rapporti di Amnesty International (1975-1976) denunciavano arresti arbitrari, detenzione incommunicado, torture sistematiche, morti in custodia e processi-farsa senza garanzie.
Esecuzioni: almeno 300-400 tra il 1971 e il 1979 (inclusi 368 guerriglieri uccisi in scontri o dopo arresto); decine di morti sotto tortura o "spariti".
Esempi noti: arresto di 22 intellettuali (poeti, scrittori, registi) nel 1975 solo per critiche al regime; torture su guerriglieri marxisti o islamisti; casi come lo scrittore Houshang Asadi o l'interrogatore che confessò post-rivoluzione di aver torturato centinaia di persone.
Dopo il 1979 la SAVAK fu sciolta, molti agenti processati (e spesso giustiziati) dai tribunali rivoluzionari, che usarono proprio le testimonianze delle vittime per dimostrare gli abusi.
La repressione SAVAK contribuì direttamente alla fuga di oppositori, intellettuali, studenti e dissidenti all'estero già prima del 1979. La SAVAK operava anche fuori dall'Iran (soprattutto in USA, Francia, UK, Germania), sorvegliando e intimidendo gli studenti iraniani all'estero (molti ricevevano borse di studio dal regime e venivano controllati).
Decine di migliaia di iraniani (soprattutto della classe media istruita) emigrarono o rimasero in esilio per motivi politici già negli anni '60-'70: studenti (nel 1977-78 circa 100.000 iraniani studiavano all'estero, di cui oltre 36.000-50.000 negli USA), intellettuali, oppositori di sinistra o liberali che temevano arresti.
Khomeini stesso fu un esule politico dal 1964. Molti altri (scrittori, attivisti) scelsero l'esilio a Parigi, Londra, Los Angeles o Beirut proprio per sfuggire a SAVAK.
La prima fase significativa di emigrazione (1950-1979) fu mista: economica/educativa + politica. La repressione creò un clima di paura che spinse molti a non tornare o a fuggire preventivamente.
@GiovanniZibordi