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# L’estinzione degli italiani
- URL: https://becchizibordix.ghost.io/lestinzione-degli-italiani/
- Published: 2026-08-23T09:00:05.000Z
- Updated: 2026-08-23T09:14:49.000Z
- Author: Becchi_Zibordi
- Tags: Immigrazione

Esiste un problema sociale ed economico che è essenziale per la sopravvivenza della popolazione italiana. Questo problema richiederebbe misure economiche radicali da prendere il più presto possibile guardando non all’andamento dello spread o rating dei BTP, ma al futuro degli italiani della prossima generazione.

Nel 2024 sono nati solo 370 mila bambini, il numero più basso dall’unità d’Italia, mentre i decessi (651 mila) superano ampiamente le nascite come riporta Istat. Il risultato è un saldo naturale negativo (più morti che nati) che fa diminuire la popolazione al momento di circa 380 mila persone l’anno.

Quanto potrebbe calare la popolazione italiana nel lungo periodo se questa tendenza persistesse? Nel caso della popolazione italiana “nativa” giovane nel giro di due generazioni si riduce del 75%. Per l’intera popolazione italiana “nativa” che oggi è di circa 54 milioni di persone, si ridurrà in 50 anni a 23 milioni (di meno se l’emigrazione di italiani verso l’estero continua). Questi calcoli si riferiscono agli italiani “nativi”, per discendenza perché focalizzandosi sulla componente “nativa”, o “autoctona” che dir si voglia, vedi l’aspetto più eclatante del crollo demografico in atto. Siamo consapevoli che di solito si fanno proiezioni che includono l’immigrazione e il contributo degli immigrati, ma per una volta può valere la pena di evidenziare anche il destino degli italiani per discendenza.

La fertilità media come dato nazionale è ora scesa a 1,18, ma empiricamente si sa che l’11% di popolazione di origine straniera ha in media un tasso più alto, sia perché molto più giovane sia come risultato di diverse tradizioni e culture. La popolazione residente totale in Italia è stabile o in lieve calo solo grazie all’immigrazione

Nel caso quindi della popolazione “italiana nativa” (escludendo l’immigrazione), che oggi è di circa 54 milioni di persone, con una fertilità media stimabile a 1,0 figli per donna lo scenario del “ricambio generazionale”, cioè dei figli che nasceranno, è il seguente:

Si ipotizza che la fertilità rimanga costantemente bassa intorno a 1,0 figli per donna – circa la metà del livello necessario per il ricambio generazionale. Considerando una durata media di una generazione di 33 anni (età media alla maternità intorno ai 33 anni), ogni nuova generazione sarà la metà della precedente. L’aritmetica è semplice: con 1 figlio per donna (circa un figlio per coppia), ogni generazione ha la metà dei membri della generazione precedente. È come se per ogni due italiani di oggi, ne arrivasse uno solo domani. Quindi, dopo \~33 anni la nuova generazione di italiani (nativi) si riduce al 50%; dopo 66 anni, al 25%; dopo 99 anni, attorno al 12%; e così via.

Il risultato è la pura e semplice scomparsa fisica della popolazione giovane di origine italiana in Italia nel giro di quattro generazioni.

Tra parentesi, se si parla di italiani che vivono in Italia, il calcolo sbaglia per difetto perché non tiene conto della emigrazione degli italiani, specie giovani all’estero, che da anni è molto rilevante.

Se invece vogliamo calcolare di quanto si riduce tutta la popolazione italiana (nativa), inclusi anziani e pensionati (e non solo i giovani come appena mostrato) il calcolo è che, se il tasso di natalità delle italiane native resta a 1 figlio per donna e si dimezza il numero delle madri, come si è appena calcolato, in 50 anni gli italiani nativi passano da 54 milioni a circa 23 milioni: –57%. Sempre senza nemmeno considerare l’emigrazione. Verso l’estero di italiani che è in corso, che può accelerare se si percepisce un decadimento del paese. Ma su questo non facciamo ipotesi e lo escludiamo dai calcoli.

Dopo aver stimato la riduzione prevedibile degli italiani giovani e quella di tutta la popolazione italiana nativa, c’è un secondo aspetto cruciale (perlomeno per la maggioranza degli italiani stando ai sondaggi e al mandato dato al presente maggioranza di governo, che aveva posto l’accento sull’emigrazione)

Dati i flussi migratori, che al momento sono sempre intorno a 400 o 450 mila persone l’anno (sia ingressi legali che non legali) e anche una apparente maggiore natalità per i residenti di provenienza da altri paesi, i calcoli visti sulla popolazione nativa implicano che gli italiani sono destinati a diventare una minoranza nel giro di circa 40 anni. E poi a ridursi ad una minoranza sempre più piccola nel paese Italia nelle generazioni successive.

Questo ulteriore calcolo dipende dai flussi migratori, ma anche assumendo che rimangano stabili intorno ai valori degli ultimi anni (in media sopra 400 mila persone l’anno) è ovvio che i 23 milioni di italiani nativi che rimarranno intorno al 2075 (tra 50 anni) saranno una minoranza della popolazione residente. E tra un secolo una minoranza molto piccola.

Non è esagerato notare che tra un secolo, in base all’andamento attuale sopra riassunto in termini aritmetici, si parlerà dell’Italia come entità geografica ed economica, ma non più degli italiani come li si è comunemente definiti negli ultimi due millenni. O come oggi vengono comunemente definiti i cinesi, pakistani, arabi, indiani, africani e altre popolazioni che non hanno un crollo demografico simile o che non lo compensano con l’immigrazione.

Per la maggioranza degli italiani questo è sentito come un problema grave, prova ne sia il mandato dato ai partiti attualmente al governo i quali, in modi diversi, hanno parlato anche solo indirettamente del problema, in termini di problemi derivanti dall’immigrazione.

Per l’”establishment” invece, come lo si potrebbe chiamare, il problema del crollo demografico esiste solo in termini puramente economici, di incoraggiare più immigrazione (legale) per sopperire a lavoratori mancanti, guardando in pratica quindi solo alla congiuntura economica senza altre considerazioni sul destino della popolazione e del paese Italia

A nostro avviso però occorre rendersi conto che in realtà il fenomeno del crollo demografico esiste in gran parte del mondo industriale e in Asia è ora identico a noi, perché Giappone, Cina, Corea, Singapore, Taiwan sono esattamente anche loro scesi ora di media a 1 figlio per donna (in Corea persino molto meno).

##### IL CONFRONTO

![](https://storage.ghost.io/c/58/85/588590f8-4de7-44f2-a7b2-22d50d6a50a2/content/images/2026/08/image-11.png)

La risposta di questi paesi non è però incoraggiare l’immigrazione, perché se si guarda ai numeri è ancora minima (e in Giappone e Corea, ad esempio, è emigrazione più che altro dalla Cina che è considerata “compatibile” culturalmente). Questo perchè la percentuale della popolazione adulta in età lavorativa (da 18 a 64 anni) che ha un lavoro è molto più alta che in Italia, in particolare in Giappone e Singapore dove tutti lavorano. Ma in realtà praticamente tutto il mondo industriale, specie il Nord Europa ha percentuali di occupazione molto più alte di noi, per cui ci sarebbe spazio per impiegare più persone.

##### L’OCCUPAZIONE

![](https://storage.ghost.io/c/58/85/588590f8-4de7-44f2-a7b2-22d50d6a50a2/content/images/2026/08/image-10.png)

Come noto, in Italia due terzi delle donne del Mezzogiorno non hanno un posto di lavoro e nel resto del mondo industriale invece questa proporzione è solo un terzo. Per cui ci sarebbe spazio per impiegare più italiani se facciamo un confronto con i paesi asiatici che hanno la stessa nostra crisi demografica. Inoltre, ci sarebbe spazio per investire molto di più in robotica, automazione guidata da intelligenza artificiale e intelligenza artificiale in tutti gli ambiti. Come ormai tutti vedono, l’impatto dell’intelligenza artificiale sarà di sostituire molti lavori del tipo “colletti bianchi” e ci si preoccupa anzi ora di come poi trovare alternative per le persone che nei prossimi anni verranno sostituite dall’AI.

Da un punto di vista economico, l’esperienza attuale dei paesi dell’Asia industrializzata indica che dei governi possono ovviare ad un calo demografico anche in questi due modi: puntando su automazione, robotica e intelligenza artificiale da una parte e su aumento della percentuale della popolazione attiva (tra 18 e 65 anni) che ha un posto di lavoro.Nel caso dell’Italia si tratterebbe di puntare su un aumento dei posti di lavoro per gli italiani nel Mezzogiorno che oggi (specie donne) non hanno lavoro, ma non si spostano essenzialmente per problemi di costo della casa. In parole povere, non si dovrebbe dare per scontato che la soluzione a situazioni di scarsità di manodopera, in certe zone del Norditalia, sia necessariamente far arrivare uomini dal Bangladesh piuttosto che donne dalla Calabria.

Se però vogliamo anche finalmente discutere della scomparsa vera e propria, fisica, demografica degli italiani, ovviamente bisognerebbe dare incentivi economici ai giovani perché innanzitutto restino in Italia e poi perché facciano figli.

Aumentare le occasioni di occupazione per chi vive nel Mezzogiorno, investire in robotica e intelligenza artificiale, dare incentivi ai giovani per fare figli sono tutte cose che richiederebbero molti soldi. Senza entrare nei dettagli ora, devi pensare non a 0,3% del PIL ma 5% del PIL, ad un ordine di grandezza simile a quello mobilitato durante il lockdown, quando si sono fatti deficit dell’8% e si sono date garanzie al 90% alle banche perché prestassero. In quel caso “si sono trovati” circa 300 miliardi in più, se guardi all’aumento del PIL nominale che da 1700 miliardi è ritornato a oltre 2mila miliardi (arrotondando le cifre).

Lo si è fatto per un lockdown che ora in retrospettiva molti considerano sia stata anche una forzatura, ma questo dimostra che improvvisamente in situazione considerate di emergenza si possono fare cose che di solito si considerano difficili. La scomparsa fisica nel giro di due o tre generazioni degli italiani, evidente nei dati di Istat di natalità se fai qualche proiezione come abbiamo appena mostrato, però dovrebbe essere una questione drammatica. Solo perché questo declino è graduale e costante non significa che si possa far finta che non esista. Le conseguenze in termini di frantumazione della società in realtà molti italiani le percepiscono anche ora, ma non si parla del puro e semplice fatto che parliamo di non avere un futuro “per i nostri figli” perché tra tre generazioni questi figli non ci saranno quasi più

Bisogna provare perlomeno a parlarne e poi discutere delle misure economiche straordinarie che occorreranno se si vuole affrontarlo. La legge di bilancio e in generale la discussione sulla politica sociale ed economica ignora completamente questo problema che ha implicazioni vitali per gli italiani come comunità.